
lunedì 31 maggio 2010
Anche i ricchi piangono. Cristal

mercoledì 26 maggio 2010
Donna al volante...

lunedì 17 maggio 2010
Il Maggerone di Higgs

Tanto tempo fa – no, non quando l’Inter vinse la Coppa dei Campioni, quello è ancora più tempo fa – un gruppo di scienziati, desiderosi di conoscere il mistero dell’Universo, si recarono in una città conosciuta come Zurigo alla ricerca di un posto dove poter appoggiare il proprio fisico sedere e nutrire il corpo con generi alimentari indigeni. Il tipico ristorante svizzero. I quattro, convinti di dover affrontare una semplice fondue o delle innocue raclette, non sapevano ancora a cosa stavano andando incontro. Aprirono il menu e videro una lista infinita di Maggeroni. Il profano, nell’abisso della sua ignoranza, potrebbe pensare che si tratti di normale pasta. Invece no. Il Buddha, sotto l’albero della Bodhi, raggiunse il Nirvana proprio quando ne intuì la sostanziale differenza. L’Illuminato. Neo riuscì a sconfiggere Matrix proprio grazie al Maggerone. Il velo di Maya è crollato. Così, i nostri protagonisti si immersero nella lettura. Alpenkalb maggerone. Sì, così nacquero le Alpi. Arbeiter maggerone, perché il maggerone nobilita l’uomo. Tessiner maggerone. Il canton Ticino. Ora capite il perché di quell’accento. Harakiri maggerone. Se solo avesse saputo, Yukio Mishima ci avrebbe pensato due volte prima di commettere in diretta televisiva quel tristemente tragico suicidio rituale. I quattro scienziati esaminarono tutte le possibiltà prima di prendere una decisione. Che fu presa. Intanto, due di loro cercavano di attrarre verso di sé l’orbita della cameriera. Ignoravano, gli ingenui, che l’ultimo che aveva provato ad adottare questa tecnica era stato ritrovato mesi dopo a vagare in stato confusionale nelle montagne elvetiche convinto di essere un mufflone. Il Maggerone non perdona. Pochi secondi di attesa – perché il tempo, davanti al maggerone, si curva – e i pentoloni pieni della particella originaria vennero portati in tavola. “Mai, scorderai, l'attimo,la terra che tremò. L'aria, si incendiò, e poi, silenzio”. In religioso silenzio, appunto, iniziarono a mangiare, mentre le ore, i giorni, gli anni passavano. E loro, tetragoni ai colpi di ventura, continuavano a nutrirsi dell’origine di tutte le origini. Bereshit bara Elohim et hashamayim ve'et ha'arets: in principio il Maggerone creò il cielo e la terra. Rabbi Akiva non era d’accordo sull’interpretazione, ma si sa, lui preferiva la fondue. E mentre assaporavano il brodo primordiale, ebbero una visione. Un acceleratore nucleare. Due mucche. Sì, perché fu proprio così che Piersilvio Higgs scoprì LA particella. Costruì artigianalmente un acceleratore nucleare, ci infilò dentro due mucche e le fece girare alla velocità della luce fino all’inevitabile scontro. Dalla prima collisione nacque l’UBS. Di gran lunga peggio dell’ipotesi del buco nero in grado di risucchiare il pianeta. Dalla seconda collisione nacquero i format televisivi di Maria de Filippi. Con la terza collisione, finalmente, Higgs riuscì a ricreare il Maggerone, che gli apparve sotto le sembianze di Gisele Bundchen, ma si sa, gli acidi, a volte, giocano dei brutti scherzi. Ora era tutto chiaro. Il Big Bang. La gang bang. L’ultimo teorema di Fermat. I déjà vu. La trama di Lost. Perché le donne vanno sempre in due al bagno.
Quando si riebbero da questa surreale esperienza mistica che tanto sarebbe piaciuta a Emanuel Swedenborg, niente era più come prima: L di L&L ora era l’altro L di L&L , l’altro L di L&L ora era la L che aveva raggiunto a Zurigo l’altro L di L&L, la L che aveva raggiunto a Zurigo l’altro L di L&L ora era L di L&L. Unica eccezione, il quarto scienziato, svuotato di ogni neurone, era sempre lo stesso, dato che X per 0 è sempre uguale a 0 per qualunque X finito. Fortuna che il conto li riportò alla solida realtà, per il teorema indimostrabile che il conto va sempre tenuto in conto.
Spero che questo post abbia aperto le vostre menti. Almeno un po’. Vi terrò informati sul destino che attende i nostri protagonisti. Dovete sapere, infatti, che il Maggerone è subdolo e latente: rimane silente nel corpo ospitante fino a quando… Be’, per il momento evito di tediarvi. Sappiate solo che sull’argomento ci hanno già girato un film. L’esorcista. Buona settimana a tutti!!!
lunedì 10 maggio 2010
La sfinge che finge: dalla girellite alla teoria dei giochi - parte seconda

Avevamo lasciato L di L&L alle prese con la girellite. L’altro L di L&L alle prese con i tagliafuori. Il sottoscritto alle prese con… un cuba libre. Fallo girare, dai David fallo girare, fallo giraaare, dai David fallo giraaare! Il guppo si ricompatta. Mr. X, sempre più pazzo, cammina sul soffitto - spider pig, spider pig -, salta, rotola, scompare dentro al seno di qualcuna. O qualcuno, non so. Noi conquistiamo terreno. Spazio vitale. Ci dimeniamo come tarantolati. L’alcol e la musica sparata a mitragliate di decibel ci procura una lobotomia istantanea. Sorridi e il mondo ti sorride. E lì, in quel preciso istante, ci accorgiamo della presenza di una nuova tipologia di sfinge, ancora più inquietante: la sfinge osmotica.
Che cos’è l’osmosi? Cito da Wikipedia: “Il termine osmosi indica la diffusione del solvente attraverso una membrana semipermeabile dal compartimento a maggior potenziale idrico (concentrazione minore di soluto) verso il compartimento a minor potenziale idrico (concentrazione maggiore di soluto), quindi secondo il gradiente di concentrazione.”. Chiaro? Be’, la sfinge osmotica funziona pressappoco allo stesso modo. Prima di tutto, individua la ragazza da puntare – a me gli occhi. Poi, una posizione in cui stabilirsi. Sia chiaro, non una posizione qualunque. Il bel tenebroso fighetto dei Grigioni va alla ricerca di un individuo o di un gruppo di individui che ritiene particolarmente brillanti. In questo caso la parola ‘brillante’ significa che la persona in questione non deve ricorrere all’ipnosi per conquistare la donzelletta, è dotato di una certa parlantina assassina e ha un grado di molestia che in genere viene misurato con la scala Richter. Inutile dirvi che, da queste parti, ‘brillante’ è spesso sinonimo di italiano. Non parlo di me, perché se no userei la parola genio supremo dell’universo. Dovrei ricordarlo a mia madre che ogni tanto mi epiteta con un sonoro ‘coglione’. Ma deve essere un affettuoso sinonimo, ne sono certo. Insomma, la sfinge osmotica si avvicina lentamente alla fucina di talenti ormonali e, quando ritiene di avere raggiunto la distanza minima necessaria per assorbire la giusta dose di testosterone canalizzata, si ferma. Immobile. Da quel momento in poi diventa la tua ombra. Si muove come te. Parla come te, solo con accento tedesco. Diventa più te di te. Sempre alla distanza minima necessaria. Che significa circa una decina di centimetri dietro o a lato. Inquietante. Il problema è che non può allontanarsi dalla zona. Se lo fa, diventa di nuovo una sfinge qualunque. Allora rimane lì, dove ti trovi. Ti segue. È un potenziale conquistatore, ma lo rimane in quel concetto tanto caro ad Aristotele. In pratica, continua a fissare la sventola da lontano come una moderna Medusa pietrificatrice. È un cane che si mangia la coda. L’eterno ritorno di se stesso. La sfinge intrappolata per sempre nel suo quesito. Fino alla chiusura del locale, quando le luci si accendono e non rimane che l’ultima sigaretta da fumare prima di infilarsi in un taxi e fare ritorno alla propria dimora, accompagnati dalla malinconica sensazione che lo struggente desiderio di fermare l’attimo e rendere eterno quell’istante, inevitabilmente, ti lascia, perché l’adesso è già passato e domani, come sempre, è un altro giorno. E io? Io vago senza meta per le silenziose vie di Zurigo, cercando il senso della vita e, soprattutto, la strada di casa. Nel tumultuoso vortice, L di L&L non si è accorto e ha fatto girare pure me. E sì, ho la girellite. Buona settimana a tutti!
lunedì 3 maggio 2010
La sfinge che finge: dalla girellite alla teoria dei giochi

Prologo
2. Inizia a cantare uno jodel
3. Risolve il problema della fame nel mondo